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Adempimenti

Ricevuta o fattura del nutrizionista: cosa deve contenere, con un fac-simile

Gli elementi obbligatori della ricevuta del nutrizionista, le diciture per ordinario e forfettario, ENPAB, bollo e detrazione, con un fac-simile.

NutriFacileRedazione9 min di lettura

In breve

La ricevuta che il nutrizionista consegna al paziente è, dal punto di vista fiscale, una fattura emessa su carta o in PDF, perché per le prestazioni sanitarie a persone fisiche la fattura elettronica è vietata. Deve riportare data e numero progressivo, i dati del professionista con la partita IVA, i dati e il codice fiscale del paziente, la descrizione della prestazione, il compenso, il contributo integrativo ENPAB del 4%, la dicitura dell'esenzione IVA o del regime forfettario e, oltre i 77,47 euro, il bollo da 2 euro. Perché il paziente possa detrarre la spesa servono anche la figura professionale di chi ha reso la prestazione e, per i pagamenti a professionisti privati, l'indicazione di un pagamento tracciabile.

Il documento che il nutrizionista consegna al paziente alla fine della visita viene chiamato quasi sempre ricevuta, ma dal punto di vista fiscale è una fattura: il libero professionista certifica i propri compensi con una fattura, e il fatto che sia emessa su carta o in PDF, invece che in formato elettronico, dipende dal divieto di trasmettere al Sistema di Interscambio le fatture per prestazioni sanitarie rese a persone fisiche. Le regole sul contenuto vengono da più fonti: il DPR 633/1972 sull’IVA per gli elementi obbligatori, il DPR 642/1972 per il bollo, il regolamento dell’ENPAB per il contributo integrativo, e le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate su ciò che serve al paziente per la detrazione. Questa guida le mette in fila, voce per voce, e chiude con un fac-simile commentato.

Fattura su carta o in PDF, mai elettronica

Per le prestazioni sanitarie rese a persone fisiche, l’emissione della fattura tramite Sistema di Interscambio è vietata a tutti i soggetti tenuti all’invio dei dati al Sistema Tessera Sanitaria, fra cui i biologi. Il divieto è stato introdotto nel 2019 per proteggere i dati sanitari dei pazienti, è stato prorogato di anno in anno ed è diventato permanente con il decreto legislativo 12 giugno 2025, n. 81. Il nutrizionista consegna quindi al paziente un documento cartaceo, compilato in due esemplari di cui uno resta allo studio, oppure un PDF inviato per email, e i dati della spesa raggiungono l’Agenzia delle Entrate attraverso la trasmissione al Sistema TS. Le prestazioni rese a soggetti diversi dalle persone fisiche seguono invece le regole ordinarie. Una consulenza a una palestra, una docenza in un corso aziendale o un progetto di educazione alimentare per un’azienda si fatturano in formato elettronico tramite il Sistema di Interscambio, con le regole sul bollo e sull’eventuale ritenuta d’acconto proprie di quelle operazioni.

Gli elementi obbligatori, voce per voce

L’articolo 21 del DPR 633/1972 elenca gli elementi che la fattura deve contenere, e per la ricevuta del nutrizionista si traducono in sei gruppi di dati. Il primo è l’identificazione del documento: la data di emissione e un numero progressivo che lo identifichi in modo univoco, che può ripartire ogni anno purché resti univoco insieme alla data. Il secondo è il professionista: nome e cognome, residenza o domicilio e numero di partita IVA. Il terzo è il paziente: nome, cognome, residenza o domicilio e codice fiscale, che per il paziente persona fisica sostituisce la partita IVA. Il quarto è la descrizione della prestazione, cioè la natura e la quantità del servizio reso. Il quinto sono gli importi, con il compenso e le eventuali maggiorazioni indicate separatamente. Il sesto è il trattamento IVA, che per la prestazione sanitaria non prevede imposta ma richiede un’annotazione.

Per i documenti di importo complessivo fino a 400 euro, limite portato da 100 a 400 euro dal decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 10 maggio 2019, l’articolo 21-bis consente la fattura semplificata. La differenza che interessa al nutrizionista riguarda il paziente, che nella fattura semplificata può essere indicato con il solo codice fiscale invece che con nome, cognome e residenza. Il codice fiscale resta comunque indispensabile in entrambi i casi, perché è il dato con cui la spesa viene trasmessa al Sistema TS e attribuita al paziente nella dichiarazione precompilata.

La dicitura IVA: ordinario e forfettario

La prestazione sanitaria del biologo nutrizionista è esente da IVA ai sensi dell’articolo 10, primo comma, numero 18, del DPR 633/1972, che riguarda le prestazioni di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona dagli esercenti le professioni sanitarie. Per le operazioni esenti l’articolo 21, comma 6, chiede che la fattura riporti, al posto dell’imposta, l’annotazione «operazione esente» con l’indicazione della norma. Nel regime ordinario la dicitura richiama quindi l’esenzione e il suo fondamento, per esempio «Operazione esente da IVA ai sensi dell’art. 10, n. 18, DPR 633/1972». Il nutrizionista in regime forfettario non applica l’IVA in ragione del regime stesso, previsto dall’articolo 1, commi da 54 a 89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, e il documento indica che l’operazione è effettuata in quel regime, con il richiamo alla norma. Se il cliente è un sostituto d’imposta, come accade per una consulenza a un’azienda, il forfettario indica anche che il compenso non è soggetto a ritenuta d’acconto; per il paziente persona fisica la questione non si pone, perché non è un sostituto d’imposta.

Il contributo integrativo ENPAB

Il biologo iscritto all’ENPAB applica sulle proprie fatture un contributo integrativo del 4%, che secondo l’ente si addebita come maggiorazione sul documento e serve a sostenere la gestione della cassa e in parte ad aumentare il montante previdenziale dell’iscritto. In fattura il contributo va esposto come voce distinta dal compenso, calcolato su quest’ultimo, e concorre al totale pagato dal paziente. È una voce facile da dimenticare quando la ricevuta si compila su un modello di videoscrittura, e dimenticarla significa versare all’ENPAB un contributo che non è stato incassato. Il contributo integrativo conta anche per il bollo. La soglia di 77,47 euro si valuta sull’importo del documento, e una visita da 75 euro di compenso arriva a 78 euro con il contributo del 4%, superando la soglia: in quel caso il bollo è dovuto, anche se sul solo compenso non lo sarebbe.

Il bollo da 2 euro

L’articolo 13 della Tariffa allegata al DPR 642/1972 prevede l’imposta di bollo di 2 euro sulle fatture e ricevute di importo superiore a 77,47 euro che riguardano somme non soggette a IVA, ed è quindi dovuta sia in regime ordinario, per le prestazioni esenti, sia in regime forfettario. L’imposta si può addebitare al paziente, e in quel caso compare come voce del documento. Sui documenti cartacei il bollo si assolve con la marca da bollo, applicata sull’originale e annullata, oppure in modo virtuale secondo l’articolo 15 del DPR 642/1972. La modalità virtuale, come ricorda l’Agenzia delle Entrate nella guida sul bollo del giugno 2026, richiede un’autorizzazione dell’Agenzia, l’indicazione sul documento che l’imposta è assolta in modo virtuale, una dichiarazione annuale per la liquidazione e il versamento con il modello F24. Le scadenze trimestrali del bollo riguardano invece soltanto le fatture elettroniche. Quando il documento nasce e viaggia solo in PDF, la modalità con cui assolvere il bollo merita di essere concordata con il commercialista, perché dipende da come lo studio conserva gli originali.

Cosa serve al paziente per la detrazione

Le spese per le prestazioni rese da biologi, compresi i biologi nutrizionisti, sono detraibili al 19% per la parte che eccede 129,11 euro anche senza prescrizione medica, secondo la guida dell’Agenzia delle Entrate sulle spese sanitarie per la dichiarazione 2026. La stessa guida pone una condizione sul documento: il contribuente deve avere una certificazione del corrispettivo dalla quale risultino la figura professionale che ha reso la prestazione e la descrizione della prestazione sanitaria. Una ricevuta intestata al solo nome del professionista, con la descrizione «consulenza», non soddisfa questo requisito, e il paziente dovrebbe chiedere un’integrazione del documento.

Dal 2020 la detrazione per le prestazioni rese da professionisti privati spetta inoltre solo se il pagamento è avvenuto con strumenti tracciabili, come carta, bancomat o bonifico, secondo l’articolo 1, commi 679 e 680, della legge di bilancio 2020. L’Agenzia delle Entrate ammette che il pagamento tracciabile sia attestato con un’annotazione sulla fattura da parte di chi incassa, ed è per questo che conviene riportare sempre il metodo di pagamento sul documento. Lo stesso dato viene trasmesso al Sistema TS, che lo usa per stabilire se la spesa entra nella dichiarazione precompilata come detraibile.

Le annotazioni che dipendono dal paziente

Se il paziente si oppone alla trasmissione della spesa al Sistema Tessera Sanitaria al momento del pagamento, l’opposizione va annotata sul documento, come prevede il decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 31 luglio 2015, e la spesa viene comunque trasmessa, ma senza il codice fiscale. Se la fattura è intestata a un familiare diverso dal paziente, per esempio un genitore che paga la visita del figlio minore, conviene indicare nella descrizione a chi si riferisce la prestazione, perché il codice fiscale trasmesso al Sistema TS è quello dell’intestatario del documento. Il Sistema Tessera Sanitaria chiede infatti di trasmettere i dati così come risultano dal documento fiscale, e una ricevuta intestata al minore va inviata con il codice fiscale del minore. La scelta dell’intestatario decide quindi anche a chi viene attribuita la spesa nella dichiarazione precompilata.

Fac-simile commentato

Il fac-simile che segue riguarda una biologa nutrizionista in regime forfettario, iscritta all’ENPAB, che emette una ricevuta per una prima visita pagata con carta. Nomi, indirizzi e numeri sono di fantasia.

Voce Esempio Perché c’è
Professionista Dott.ssa Maria Rossi, biologa nutrizionista iscritta all’Ordine dei Biologi, indirizzo dello studio, partita IVA Dati del prestatore (art. 21) e figura professionale (detrazione)
Documento Ricevuta n. 45/2026 del 12 ottobre 2026 Data e numero progressivo univoco
Paziente Mario Bianchi, indirizzo di residenza, codice fiscale Dati del cliente e codice fiscale per il Sistema TS
Prestazione Visita nutrizionale con valutazione antropometrica ed elaborazione di piano alimentare personalizzato, eseguita il 12 ottobre 2026 Descrizione della prestazione sanitaria (detrazione)
Compenso 80,00 € Corrispettivo della prestazione
Contributo integrativo ENPAB 4% 3,20 € Maggiorazione prevista dall’ENPAB, voce separata
Imposta di bollo 2,00 € Dovuta perché il documento supera 77,47 €
Totale 85,20 € Quanto paga il paziente
Pagamento Carta di pagamento Attesta il pagamento tracciabile (detrazione)
Diciture Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi 54-89, legge 190/2014, regime forfettario. Imposta di bollo assolta sull’originale. Trattamento IVA del regime e modalità del bollo

Per la stessa nutrizionista in regime ordinario cambierebbe soltanto la dicitura IVA, che richiamerebbe l’esenzione dell’articolo 10, numero 18, del DPR 633/1972. Un dietista indicherebbe la propria figura professionale e, invece del contributo ENPAB, l’eventuale rivalsa del 4% per la Gestione Separata INPS, che per lui è facoltativa. Un dietologo, medico specialista in Scienza dell’alimentazione, non avrebbe alcuna maggiorazione previdenziale, perché l’ENPAM non prevede una rivalsa in fattura, e la soglia del bollo si valuterebbe sul solo compenso.

La conservazione

La fattura emessa va conservata come ogni altra scrittura contabile, per dieci anni secondo l’articolo 2220 del codice civile, compresi gli esemplari delle ricevute annullate, che restano documenti emessi. Il termine decorre, secondo lo stesso articolo, dalla data dell’ultima registrazione, e vale tanto per gli esemplari su carta quanto per i PDF archiviati. La numerazione non deve presentare buchi: una ricevuta sbagliata si annulla, conservandone traccia, invece di essere distrutta e sostituita con lo stesso numero.

Come funziona in NutriFacile

In NutriFacile la ricevuta si emette dalla scheda del paziente o dall’appuntamento, con la numerazione progressiva assegnata dal sistema e senza interruzioni, perché una ricevuta già consegnata non si elimina ma si annulla indicando il motivo. La dicitura dell’esenzione IVA o del regime forfettario viene composta in base al regime impostato, il bollo viene proposto quando l’importo supera la soglia, il metodo di pagamento viene riportato sul documento e l’opposizione del paziente al Sistema TS viene annotata automaticamente. Il PDF emesso viene archiviato così come è stato consegnato, e da lì parte la trasmissione al Sistema Tessera Sanitaria descritta nella guida dedicata all’invio delle spese sanitarie.

Domande frequenti

Il nutrizionista deve emettere fattura elettronica al paziente?
No. Per le prestazioni sanitarie rese a persone fisiche l'emissione tramite Sistema di Interscambio è vietata, e il divieto è diventato permanente con il decreto legislativo 81/2025. Al paziente si consegna un documento cartaceo o in PDF, e i dati della spesa vengono trasmessi al Sistema Tessera Sanitaria.
Il contributo integrativo ENPAB va indicato in fattura?
Sì. Il contributo integrativo del 4% si applica come maggiorazione sulle fatture, va indicato come voce separata dal compenso e concorre al totale del documento, anche ai fini della soglia di 77,47 euro oltre la quale è dovuto il bollo.
Cosa serve perché il paziente possa detrarre la visita dal nutrizionista?
Secondo l'Agenzia delle Entrate la spesa del biologo nutrizionista è detraibile al 19% anche senza prescrizione medica, purché dal documento risultino la figura professionale e la descrizione della prestazione sanitaria, e purché il pagamento sia avvenuto con strumenti tracciabili, cosa che il professionista può attestare annotandolo sul documento.
Quando si può emettere la fattura semplificata?
Fino a 400 euro di importo complessivo, limite fissato dal decreto del Ministero dell'economia e delle finanze del 10 maggio 2019. Nella fattura semplificata il paziente può essere indicato con il solo codice fiscale, invece che con nome, cognome e residenza.

A cura di

NutriFacile, Redazione

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