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Adempimenti

Aprire la partita IVA da nutrizionista o dietista: i passaggi nell'ordine giusto

Albo, partita IVA, codice ATECO, regime, cassa di previdenza, PEC, assicurazione, Sistema TS e POS: cosa fare, e in che ordine, per iniziare l'attività.

NutriFacileRedazione7 min di lettura

In breve

Per lavorare in libera professione il biologo nutrizionista e il dietista devono prima essere iscritti al proprio albo, poi aprire la partita IVA con il modello AA9/12 entro trenta giorni dall'inizio dell'attività, scegliendo il codice ATECO e il regime fiscale. Subito dopo vengono l'iscrizione alla cassa di previdenza, che è l'ENPAB per il biologo e la Gestione Separata INPS per il dietista, la casella PEC, la polizza di responsabilità civile obbligatoria, le credenziali del Sistema Tessera Sanitaria e un sistema per accettare pagamenti elettronici. Il regime forfettario è accessibile fino a 85.000 euro di compensi, con l'imposta al 5% per i primi cinque anni se l'attività è davvero nuova.

Chi finisce il percorso di studi in nutrizione o dietistica e vuole lavorare in libera professione deve affrontare una sequenza di adempimenti che coinvolge enti diversi: l’Ordine professionale, l’Agenzia delle Entrate, la cassa di previdenza, il Sistema Tessera Sanitaria. Nessuno di questi passaggi è complicato in sé, ma l’ordine conta, perché alcuni presuppongono gli altri e alcuni hanno termini che decorrono dal primo giorno di attività. Questa guida segue la sequenza dal biologo nutrizionista e dal dietista, che hanno un percorso fiscale quasi identico e una previdenza diversa; il dietologo, che è un medico, segue le regole dei medici e dell’ENPAM.

Prima di tutto, l’albo

La libera professione sanitaria comincia dall’iscrizione all’albo, e tutto il resto ne dipende. Il biologo nutrizionista si iscrive all’Albo dei biologi tenuto dall’Ordine regionale o interregionale di appartenenza, dopo il titolo di studio e l’abilitazione richiesti; il dietista si iscrive all’Albo dei dietisti presso l’Ordine dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione. L’iscrizione determina a quale cassa di previdenza versare i contributi, abilita a richiedere le credenziali del Sistema Tessera Sanitaria e porta con sé gli obblighi professionali, dalla formazione continua all’assicurazione. Senza l’iscrizione all’albo la professione non si può esercitare, neppure per una singola consulenza, e l’esercizio di una professione per cui serve una speciale abilitazione dello Stato senza averla è punito dall’articolo 348 del codice penale.

La partita IVA: modello AA9/12 entro trenta giorni

La partita IVA si apre con la dichiarazione di inizio attività prevista dall’articolo 35 del DPR 633/1972, che per le persone fisiche esercenti arti e professioni è il modello AA9/12. Va presentata all’Agenzia delle Entrate entro trenta giorni dall’inizio dell’attività, in via telematica attraverso i servizi online dell’Agenzia, direttamente o tramite un intermediario come il commercialista, ed è gratuita. Nel modello si indicano i dati anagrafici, il domicilio fiscale e il luogo di esercizio dell’attività, il codice ATECO e, per chi intende applicarlo, la scelta del regime forfettario.

Il codice ATECO descrive l’attività svolta. Dal 1° aprile 2025 l’Agenzia delle Entrate usa la classificazione ATECO 2025 dell’Istat, che ha riorganizzato il gruppo delle altre attività per la salute umana. Per le attività del biologo nutrizionista e del dietista il codice indicato è in genere l’86.99.09, «Altre attività varie per la salute umana n.c.a.», che ha preso il posto dell’86.90.29 della classificazione precedente. Il codice va scelto con il commercialista, perché da esso dipende anche il coefficiente di redditività del regime forfettario, che per le attività sanitarie è del 78%.

Il regime fiscale: forfettario o ordinario

Il regime forfettario è la scelta più frequente all’inizio dell’attività. Secondo l’Agenzia delle Entrate vi accede chi nell’anno precedente ha percepito compensi non superiori a 85.000 euro e ha sostenuto non più di 20.000 euro di spese per lavoro dipendente e collaboratori, e chi inizia può applicarlo dichiarando nel modello di presumere la sussistenza dei requisiti. Il reddito si calcola applicando ai compensi il coefficiente del 78% e deducendo i contributi previdenziali obbligatori, e su quel reddito si paga un’imposta sostitutiva del 15%. L’imposta scende al 5% per i primi cinque anni se nei tre anni precedenti non si è svolta un’attività professionale o d’impresa e se la nuova attività non è la mera prosecuzione di un lavoro precedente, salvo il periodo di pratica obbligatoria.

Le cause di esclusione meritano attenzione, perché all’inizio della professione molti affiancano un lavoro dipendente. Non può applicare il forfettario chi nell’anno precedente ha percepito redditi di lavoro dipendente o assimilati superiori a 30.000 euro, limite elevato a 35.000 euro per il 2025 e il 2026, a meno che il rapporto sia cessato. È escluso anche chi lavora in prevalenza per il proprio datore di lavoro attuale o per quello dei due anni precedenti, e chi partecipa a società o associazioni professionali che svolgono un’attività riconducibile alla propria. Il regime ordinario, con l’IRPEF a scaglioni sul reddito calcolato per differenza fra compensi e spese, resta l’alternativa per chi supera i limiti o ha costi elevati.

La cassa di previdenza

Il biologo nutrizionista che esercita la professione da iscritto all’albo deve iscriversi all’ENPAB, l’Ente nazionale di previdenza e assistenza a favore dei biologi, con la domanda online dal sito dell’ente; i requisiti indicati dall’ENPAB sono l’iscrizione all’albo e l’esercizio effettivo della professione. Chi si iscrive prima dei trent’anni può chiedere la riduzione del contributo soggettivo minimo per il primo anno di iscrizione e i due successivi. Il biologo applica inoltre sulle fatture il contributo integrativo del 4%, che va previsto fin dalla prima ricevuta.

Il dietista non ha una cassa propria e si iscrive alla Gestione Separata dell’INPS, con la domanda online dal servizio dell’istituto dedicato all’iscrizione, indicando data di inizio dell’attività, codice ATECO e partita IVA. Secondo l’INPS, chi non si iscrive viene comunque iscritto d’ufficio a partire dal primo versamento o dalla prima dichiarazione dei redditi, ma presentare la domanda all’inizio evita disallineamenti nella posizione contributiva. Nella Gestione Separata non esiste un contributo minimo: si versa una percentuale del reddito effettivo, alle scadenze delle imposte.

PEC, assicurazione e formazione

Il professionista iscritto a un albo deve avere una casella di posta elettronica certificata e comunicarla al proprio Ordine, come previsto dall’articolo 16 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185. La PEC è anche l’indirizzo a cui arrivano le comunicazioni ufficiali degli enti, e conviene sceglierne una da tenere a lungo. Chi esercita una professione sanitaria in forma autonoma deve stipulare una polizza di responsabilità civile professionale, obbligo richiamato dall’articolo 10 della legge 8 marzo 2017, n. 24. La polizza va attivata prima della prima prestazione e verificata nei massimali e nelle attività coperte, in particolare se si lavora anche online o con pazienti con patologie. L’iscrizione all’albo porta con sé anche l’obbligo di formazione continua ECM, che Agenas fissa in 150 crediti per il triennio 2026-2028; per chi si iscrive nel corso del triennio la decorrenza dell’obbligo va verificata sul portale Agenas o presso il proprio Ordine.

Sistema Tessera Sanitaria, ricevute e POS

Dalla prima visita il professionista emette al paziente una ricevuta, che fiscalmente è una fattura su carta o in PDF, perché per le prestazioni sanitarie a persone fisiche la fattura elettronica è vietata. Gli elementi obbligatori, le diciture e il bollo sono descritti nella guida sulla ricevuta del nutrizionista. Le fatture emesse a soggetti diversi dalle persone fisiche, come aziende e palestre, sono invece elettroniche, e dal 2024 l’obbligo vale anche per chi è in regime forfettario. I dati di ogni ricevuta vanno poi trasmessi al Sistema Tessera Sanitaria, e per farlo servono le credenziali del portale, che gli iscritti agli albi richiedono online dal sito sistemats.it con codice fiscale, tessera sanitaria, partita IVA e numero di iscrizione all’albo. Conviene richiederle subito dopo l’apertura della partita IVA, insieme a un sistema per accettare i pagamenti elettronici: dal 30 giugno 2022 il professionista che rifiuta un pagamento con carta rischia una sanzione di 30 euro aumentata del 4% del valore della transazione, e il pagamento tracciabile è anche la condizione perché il paziente possa detrarre la spesa.

Una lista di controllo per il primo mese

Riassunti nell’ordine in cui si presentano, i passaggi del primo mese sono questi:

  • iscrizione all’albo, presso l’Ordine dei biologi o l’Ordine TSRM e PSTRP;
  • apertura della partita IVA con il modello AA9/12 entro trenta giorni dall’inizio dell’attività, con codice ATECO e scelta del regime;
  • iscrizione all’ENPAB oppure alla Gestione Separata INPS;
  • attivazione della PEC e comunicazione dell’indirizzo all’Ordine;
  • stipula della polizza di responsabilità civile professionale;
  • richiesta delle credenziali del Sistema Tessera Sanitaria;
  • attivazione di un POS o di un altro strumento di pagamento elettronico;
  • preparazione del modello di ricevuta, con numerazione progressiva, diciture e contributo previdenziale, e dell’informativa sul trattamento dei dati da consegnare ai pazienti.

Dove NutriFacile aiuta

La partita IVA, la scelta del regime e l’iscrizione alla cassa restano passaggi da fare con il commercialista e con gli enti. Dal primo paziente in avanti NutriFacile copre invece il lavoro di studio: la cartella clinica, i piani alimentari, l’agenda, le ricevute con numerazione progressiva e diciture del regime, e la trasmissione al Sistema Tessera Sanitaria. Per chi è ancora all’università c’è un piano gratuito per gli studenti, che permette di arrivare alla libera professione già abituati agli strumenti.

Domande frequenti

Entro quando si apre la partita IVA?
Entro trenta giorni dall'inizio dell'attività, con il modello AA9/12 presentato all'Agenzia delle Entrate in via telematica, direttamente o tramite un intermediario. L'apertura è gratuita.
Qual è il codice ATECO del nutrizionista e del dietista?
Con la classificazione ATECO 2025, in uso dall'aprile 2025, il codice indicato per queste attività è in genere l'86.99.09, «Altre attività varie per la salute umana n.c.a.», che ha preso il posto dell'86.90.29. La scelta del codice va comunque confermata con il commercialista.
Un nutrizionista che lavora anche come dipendente può stare nel forfettario?
Sì, se nell'anno precedente il reddito da lavoro dipendente non ha superato 30.000 euro, limite elevato a 35.000 euro per il 2025 e il 2026, oppure se il rapporto di lavoro è cessato. Resta escluso chi lavora prevalentemente per il datore di lavoro attuale o per quello dei due anni precedenti.
Il dietista deve iscriversi a una cassa?
Il dietista non ha una cassa propria e si iscrive alla Gestione Separata INPS, con la domanda online dal sito dell'istituto. Il biologo nutrizionista si iscrive invece all'ENPAB, la cassa dei biologi.

A cura di

NutriFacile, Redazione

La redazione di NutriFacile cura i contenuti su software, trattamento dei dati e adempimenti dello studio, verificando ogni fonte normativa prima della pubblicazione. I contenuti clinici restano privi di firma finché non vengono rivisti da un professionista sanitario.

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